Firenze: l’Annunziata dei Pellegrini, la nostra Annunziata e il Crocifisso

La compagnia e l’icona della SS. Annunziata dei Pellegrini (o del Pellegrino) si trovarono in un edificio situato fuori Firenze, subito dopo aver attraversato il Mugnone al Ponte Rosso e salendo sulla via Bolognese, dopo il Giardino di Orticoltura, a destra.
Piero Bargellini ne scrisse in Le Strade di Firenze (1985):
“Più avanti, a destra al n. 40, è il cancello aperto sul fianco di Villa Spalletti ora proprietà INA. Vi si trovava anticamente un ospedaletto per i pellegrini che giungevano dal settentrione. Venne distrutto per l’assedio del 1529, ma sulle macerie, fra le quali fu rinvenuta l’immagine d’una Annunciazione, sorse una chiesetta per la confraternita della SS. Annunziata del Pellegrino, soppressa nel 1785 dal governo lorenese. I conti Vinceslao e Guglielmo Spalletti, l’acquistarono nel 1881, per costruire su quell’area una grande villa, con parco. Vi fu ospite la regina di Grecia che vi morì. Poi dal 1340 al 1942 fu sede della rivista Il Frontespizio e, in una domenica estiva del 1938, Carlo Bo vi lesse quello che doveva essere il manifesto del cosiddetto Ermetismo.
Il nome del Pellegrino, molto esteso nella zona (il comune fuor di porta San Gallo chiamato il Pellegrino, durò fino al 1865), derivava da un’altra «magione» fondata dai famosi monaci ospitalieri di Sant’Iacopo d’Altopascio, intitolata a Santa Maria del Suffragio [...].

Il sito internet Chiese italiane (https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane ..), accostando la suddetta compagnia alla vicina Madonna della Tosse, scrive:
“Nel 1534, tra le macerie «ove avanti era stato un Borgo», distrutto in occasione dell’assedio del 1529-1530 (borgo nel quale era stato il noto complesso di Santa Maria del Popolo a San Gallo), è ritrovata da un gruppo di tredici giovinetti un’«Annunciazione» (con Maria Vergine e l’Angelo Gabriele inginocchiato di fronte a Lei, risalente verosimilmente al quattrocento), dipinta ad affresco su un settore di muro presso una volta, celato da un cumulo di detriti [...].
Per concessione di Alessandro de’ Medici, viene eretto un primo oratorio, ma non nel luogo ove si trova il muro dipinto con l’ «Annunciazione», cioè nel distrutto borgo extramurario (dove sono attualmente l’Arco Lorenese ed il Parterre), bensì più a monte, a mezzacosta, presso una cantonata della via Bolognese, denominata in quel tratto via di Maria Arsa. [...]. Nello stesso 1534 è creata una confraternita, che prende il nome di compagnia della SS. Annunziata al Pellegrino, ma i cui documenti più antichi conservatisi risalgono alla fine del seicento. «Secta pariete», l’immagine sacra (di un braccio e cinque sesti di larghezza per due e mezzo d’altezza, vale a dire di circa cm 90x145) è traslata nel nuovo piccolo oratorio il 15 agosto 1535. [...]
L’edificio della SS. Annunziata al Pellegrino è ingrandito e decorato nel 1719, aggiungendovi un altare laterale, dedicato a Santo Stefano, cui seguono nel 1720 grandi festeggiamenti e processioni. Come ci ricorda il Carocci [I dintorni di Firenze, 1906]”, la compagnia aveva «un locale abbastanza ampio, decorato di stucchi e preceduto da una specie di portico ad un solo e grandioso arco». [...]
Nel 1810 l’ex sede della Compagnia della SS. Annunziata al Pellegrino è destinata alla Cancelleria della Comunità del Pellegrino (lo rimarrà fino al 1865.
[...] dal 1865 al 1868 è data in uso alla Comunità di Fiesole, quindi ospita una sezione locale della gendarmeria. Infine, nel 1881 l’edificio è alienato ai conti emiliani Spalletti Trivelli (il senatore Venceslao di Giovanbattista, 1837-1899, e suo fratello Guglielmo, n. 1842) e viene «disfatto e incorporato in un altro fabbricato», la loro villa.

Una delle fonti settecentesche usate per i suddetti ricordi – le Memorie della sacra immagine e della venerabile Compagnia della SS. Annunziata de’ Pellegrini, 1726, ripresa dalle Memorie del ritrovamento..., 1733 – riporta la descrizione della icona della SS. Annunziata, oggi irreperibile, “dipinta a fresco sul muro.
[...] Vi è a man dritta di chi la mira, la figura di Maria Santissima inginocchiata, dell’alteza di un braccio, e due terzi [m. 0,97], con faccia divota, e pensierosa, e con gli occhi modestamente raccolti, ma che però si veggono, ed ha un libro nella sinistra, e la destra posata sul petto. In contro ad essa sta l’angelo anch’esso inginocchiato, alto un braccio, e un sesto [m. 0,67] in positura rispettosissima, con un giglio nella sinistra, e colla destra in atto di chi accompagna con un gesto decente il proprio parlare. Sovra la testa dell’ Angelo vi è lo Spirito Santo in forma di colomba, intorniato di raggi, volante verso la Vergine: e il tutto è tinto di colori anzi vivi che no, e lumeggiato d’oro con assai di proprietà [...]”.

La compagnia ebbe il suo naturale riferimento alla basilica della SS. Annunziata di città. Ancora le Memorie:
“... costumavano i fratelli nel lunedì della Pasqua di Resurrezione di accompagnare con solennità alla SS. Annunziata di Firenze quei pellegrini, che andavano al Santo Sepolcro, a Sant’Iacopo di Galizia, e a Sant’Antonio di Vienna in Francia, e nel tempo medesimo accattare per essi, e di poi spartire il denaro trovato, a proporzione del numero e del bisogno. Questa processione soleva, entrando nella città, andare a dirittura a piazza San Marco, e stendendosi per via Larga, e per via de’ Martelli, passare al Duomo, e per via de’ Servi, fino alla chiesa dell’Annunziata. Anzi essendo avvenuto nel 1573 che insorgesse competenza di una delle principali compagnie di Firenze, per lo pretenderli da quella di accattare non meno che quella della SS. Anunziata de’ Pellegrini, nel dì 3 d’aprile 1574 fu deciso a favore di quest’ultima da monsignor Alessandro de’ Medici arcivescovo di Firenze, che fu poi papa Leone XI e per esso da Sebastiano de’ Medici canonico fiesolano, e vicario generale del medesimo; vedendosi anche l’accordo del governatore di quella compagnia, scritto di sua propria mano, col quale, rilasciando libero a quelli della SS. Annunziata de’ Pellegrini l’accattare, conviene di contentarsi della sola libertà d’andare anch’esso co’ suoi in processione per accompagnare i pellegrini”.

L’immagine della SS. Annunziata dei Pellegrini fu scoperta e mostrata solennemente alla devozione dei fiorentini il 19 maggio 1720, come ricordano ancora le Memorie in varie pagine e con molti dettagli.
Invece, alla stessa data e luogo sacro, una cronaca manoscritta di anonimo settecentesco, riporta la devozione cittadina per un altro inaspettato oggetto sacro:

“897. A dì 19 maggio 1720. Fu scoperto il miracoloso Crocifisso della compagnia del Pellegrino fori della porta a San Gallo, il quale era 183 anni che non era stato scoperto [dal 1537]. Il medesimo stiede alla pubblica adorazione per tre giorni continovi, ove vi concorse una gran quantità di popolo dell’uno e dell’altro sesso”.

Dopo aver letto ci si può domandare se la compagnia ebbe anche un crocifisso miracoloso, oppure se sia un errore dello scrittore.
Chiariscono il quesito di nuovo le Memorie quando ricordano:
“È degno in oltre di considerazione, che un numero di trentatre fratelli vedendo, che la SS. Immagine [della SS. Annunziata] stava senza lampada accesa, s’uni assieme, e trovato un Crocifisso sopra un palco della compagnia, che era quello appunto, di cui si servirono li 13 giovanetti, e l’inalberorno nelle loro funzioni, quando ritrovorno la Santa Immagine nel monte de’ sassi (come si dice nella Relazione suddetta), lo fecero i medesimi trentatre fratelli riaggiustare, et eressero un’altare nuovo, collocandolo con decoro, e dedicandolo alla SS. Croce, avendo ivi eretta una congregazione coll’autorità dell’ ordinario e postavi una reliquia del legno della Santa Croce, stata donata alla detta congregazione dal molto reverendo padre Giovanni Gualberto da Firenze, degnissimo guardiano del convento de’ Cappuccini della Concezione sopra Montughi, e correttore di detta congregazione, offerendosi i medesimi a pagare ogn’anno lire quattro per ciascheduno per il consumo dell’ olio della ampada della Madonna, per mantenere il lume di giorno e di notte continuamente, e far celebrare all’altar maggiore una messa la settimana [...]”.

Paola Ircani Menichini, 17 luglio 2026. Tutti i diritti riservati.




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